Dakshina

di Rita Trischitta

 

Argomenti, esperienze e testimonianze, per comprendere meglio che cos’è la Dakshina e perché è così importante comprenderla attraverso  la frequenza del cuore.

 

Fino a poco tempo fa, non mi ero mai chiesta che cosa volesse dire Dakshina. La praticavo offrendo quello che potevo a Gurumai (MIO MAESTRO DI LUCE) senza pensare perché lo facessi; sapevo che in qualche modo stavo sostenendo, con un mio piccolo contributo la missione di Gurumayi NEL MONDO .

Quando un mio allievo di Reiki mi disse se avessi intenzione di prendermi l’impegno come responsabile della Dakshina nel centro di Torino, ebbi tanta paura e non dissi né si, né no; telefonai ad una mia amica responsabile della Dakshina Nazionale, che con molta tranquillità, mi disse di aspettare dopo il Ritiro di fine anno per dare una risposta, e aggiunse che era un bene che io avessi paura, non prendendo così alla leggera una pratica che per Lei era così profonda.

 

In questo momento mi sto rendendo conto dell’impegno che mi chiede questa pratica; mi sembra che non so più niente e non so cosa dire o cosa fare. Il mio proponimento è di trasmettere la voglia di dare e ricevere, azioni che passano attraverso la stessa porta. Questo per me è un elemento importante da comprendere, fondamentale per nutrire me stessa e gli altri.

 

La Dakshina è una pratica di una disciplina spirituale del Siddha Yoga; va fatta con il cuore, con la consapevolezza che per ricevere bisogna anche dare. Questo è ancora più profondo di quanto si possa pensare. Di solito, noi diamo in cambio di qualcosa di tangibile, qualcosa di materiale; come offerta, lo diamo una volta o due e poi ci dimentichiamo di farlo sempre.

Per comprendere meglio questa dinamica archetipa di energia Universale, bisogna considerare, come scoprì Einstein, che l’Energia diventa materia e la materia diventa energia, quindi non c’è differenza. Noi viviamo  in uno stato di coscienza duale, ma il mondo non lo è e duale è il nostro modo di vedere, dando così la connotazione di negativo o positivo a questo fenomeno.

Noi nutriamo il nostro corpo attraverso il cibo il quale si trasforma in energia; poi nutriamo la nostra mente attraverso lo studio, l’informazione, la comunicazione verbale e non verbale, e facciamo tutto per essere  in equilibrio.

 

Noi  siamo fatti anche di spirito, ma spesso non lo nutriamo. Se lo facciamo attraverso qualche pratica spirituale, pretendiamo di non pagarlo pretendendolo gratis, in qualche forma: Reiki, Rebirthing, Preghiera, Yoga, Meditazione, ecc. ecc.. Perché si possa avere una risposta o un riscontro, deve essere considerato che non c’è differenza tra pratica spirituale e pratica fisica allo scopo di guarirci. Secondo questa visione, l’uomo viene considerato malato fintanto che non ha la conoscenza profonda della verità.

 

Esempio:  sono una Maestra di Reiki, conduco corsi di 1°, 2° e 3° livello di Reiki. Nel 1° livello si insegnano e si praticano  gli elementi che costituiscono la forma del sistema Usui e il Lignaggio Spirituale.

Cosa vuol dire gli elementi che costituiscono la forma del sistema?

Nella forma vi è il contenitore dell’energia ed è costituita da vari elementi, esattamente 9; tra questi vi è l’elemento dello scambio energetico, che viene effettuato con pagamento in denaro o scambio di energia (di lavoro, se ciò  viene accettato dal richiedente).

 

La connessione con l’Energia primordiale o con Gurumayj viene a livello del Cuore, con la Grazia del Guru che esiste sempre. Sono io che mi devo sintonizzare sulla sua frequenza elevata e prendermi la responsabilità della mia guarigione. Per far si che avvenga questo, devo fare uno sforzo e impegnarmi di prima persona a sostenere questo fluido di energia, nel Reiki sostenendo la forma del lignaggio.

Molte persone pensano che non hanno soldi, quindi trovano superfluo fare una donazione a Gurumayi o al Reiki. In questo caso paragono il Reiki con la forma di Yoga insegnata e seguita da Gurumayi perché per me non c’è differenza. E per potere capire, bisogna comprendere cosa Gurumayi rappresenta per me. Lei incarna  l’Energia cosmica, l’energia universale, l’energia Divina. Lei è l’Assoluto. Quindi, se mi sintonizzo sulla frequenza di quello che rappresenta lei per me, comprendo è il mio, il nostro potere.

 

Esperienza della mia Maestria. Questa testimonianza rappresenta la fiducia e la fede nel fatto che, se si  vuole fare qualcosa, niente è impossibile. Tutto è possibile, tutto ci viene dato quando ci sintonizziamo sulla frequenza dell’amore di Dio.

Una mia allieva, che aveva fatto il primo livello di Reiki, passato un po’ di mesi voleva fare il secondo livello ma non aveva i soldi necessari per farlo. Le dissi che se voleva veramente farlo i soldi sarebbero arrivati  in qualche modo, il Reiki l’avrebbe aiutata, le dissi di aver fede. Tre giorni prima del corso, mentre metteva in ordine alcuni cassetti, venne fuori un libretto postale ormai dimenticato, sul quale vi era la cifra esatta del costo del corso. Estasiata e piena di gratitudine venne a fare il corso.

Così la mia allieva ha trovato il modo di ricompensare, nella forma danaro, quello che aveva veramente chiesto di ricevere. Per lei il Reiki è sacro.

 

Un’ altra testimonianza ci dimostra che, se non diamo il potere a ciò che riceviamo, spesso sottovalutiamo ciò che abbiamo preso, non gli diamo alcun valore. Ecco la storia.

Una Master Reiki aveva dato il primo livello a libera offerta, così evidentemente decidendo di non rispettare uno dei 9 elementi che costituiscono la forma del sistema Usui (anche  in questo c’è il libero arbitrio, a secondo la propria conoscenza e i propri limiti personali). Venne da me la madre della persona che aveva fatto il corso di Reiki  a libera offerta ed io, per determinati motivi, le consigliai di fare Reiki e lei mi disse: “Non me ne parli del Reiki! Meno male che mia figlia, quando  ha fatto il corso, era a libera offerta e ha messo nella busta chiusa 10.000 lire, perché normalmente il corso costa 300.000 lire”.

La riflessione che bisogna fare è che tu prendi ciò che dai: tanto dai, tanto ricevi. Questa è una verità per ottenere una vita in equilibrio.

 

Se hai un vero Guru, un’ Energia altissima, il massimo che in questa vita ci possa capitare, il minimo che possiamo fare dopo aver riconosciuto il nostro Dio sulla terra e quindi anche al nostro interno, è quello di sostenere la sua missione; missione che non è solo la sua, ma anche la nostra quando scegliamo di percorrere questa strada. Sostegno da portare anche con questa forma di scambio, il denaro, questo elemento che l’uomo ha creato ed usa come vuole, con il suo libero arbitrio ed al quale dà una connotazione negativa o positiva, a secondo del tipo di rapporto personale che si è stabilito con il proprio denaro.

 

La pratica della Dakshina è un elemento fondamentale per la crescita individuale, perché quando usiamo questo strumento attiviamo quello che rappresenta per noi il fare Dakshina, che può vuol significare di avere riconosciuto in Gurumayi, nel proprio Maestro scelto l’essenza divina che è in ognuno di noi. Così si può superare la paura di rimanere senza fede in Dio. Niente ci può mancare se viviamo nell’abbondanza.Lla Dakshina è una chiave che ci permette di aprire la porta dell’amore, di liberare la mente dai pensieri negativi legati al denaro, e i traumi legati al denaro vengono purificati; ecco perché diciamo che scambiando l’energia ci guariamo, e ci guariamo dai concetti cristallizzati, dalle false identità, trasformiamo la nostra identificazione con l’ego in gioia.

Quando ci prendiamo la responsabilità di ciò che abbiamo deciso di fare, ci riprendiamo anche il potere da esso derivante. Il potere divino è nostro. Ad esempio, se non dono niente in cambio di ciò che mi viene dato, alimento l’identificazione con il mio ego e con l’ego della persona che mi dà qualcosa, ossia il senso che sono separato dal mondo a me esterno. Il contributo fondamentale per la riuscita dell’evento è solo quello di essersi presi la responsabilità, ossia ho fatto lo sforzo per riuscirci, dalla parte di colui che dà, per alimentare ciò che rappresenta per noi dare, ossia la rinascita. La guarigione è infatti sempre rivolta verso se stessi: tu fai qualcosa sostanzialmente per te, non per gli altri. Parimenti, mentre fai qualcosa agli altri lo stai facendo a te stessa, a quella parte che ti fa da specchio, che riscontri nell’altra persona, sia che ti dia fastidio o meno.

 

Tornando alla mia prima esperienza condivisa come responsabile della Dakshina di un centro di Siddha Yoga, per la prima volta ho provato una sensazione di potere, di fiducia di abbondanza nello gestire l’energia in denaro di tutti i componenti del centro. Ho sentito la provenienza dell’energia individuale, di ognuno, in una maniera diversa, mentre contavo i soldi che mi erano stati affidati;  contavo e scrivevo il nome. Per me abbracciare questa responsabilità è stata una benedizione. Ho sentito che al di là di questa apparenza  cerimonia rituale, vi è qualcosa di molto profondo.

 

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